PATOLOGIA:
Diverticoli: quando toglierli
Se non "danno fastidio" e non si infiammano, si possono controllare con una dieta ricca di fibre.
Altrimenti, vanno eliminati con un intervento che risolve del tutto il problema

Descrizione
La parola, che deriva dal latino, significa "volgere fuori". Il diverticolo, infatti, si forma nell'intestino quando la parete interna di quest'organo si espande verso l'esterno, generando una o più dilatazioni a forma di "sacchettino".
I medici considerano questa malattia un problema tipico della civiltà moderna, presente soprattutto nei Paesi occidentali. Pare inoltre che il 40 per cento degli ultrasessantenni e il 50 per cento degli ultrasettantenni sia portatore di diverticoli. Pochissime sono invece le persone in cui questi compaiono al di sotto dei quarant'anni.
La maggior parte dei diverticoli tende a formarsi nella zona dell'intestino chiamata sigma*.
Perchè si formano?
All'interno dell'intestino esiste una pressione deputata a spingere il materiale di scarto, sotto forma di feci, verso l'ano. Tuttavia, può capitare che questa pressione, invece di agire sulle feci allo scopo di espellerle all'esterno, vada a scaricarsi sulle pareti intestinali, le quali, non riuscendo a sostenerne la spinta, cedono e si dilatano, dando così origine ai diverticoli.
Anche più di cento
Talvolta questo meccanismo alterato determina la formazione di pochi diverticoli, ma spesso questi piccoli sacchetti possono essere molto numerosi, anche nell'ordine delle centinaia.
Le dimensioni di ogni diverticolo sono in genere variabili da mezzo centimetro circa di diametro a quasi due centimetri.
Come si manifesta
Gocce di sangue
Spesso, chi ha i diverticoli non presenta alcun sintomo: in questo caso, si parla di diverticolosi*. I "sacchettini", in pratica, ci sono, ma non producono alcuna infiammazione.
Talvolta, invece, può succedere che un segnale della loro presenza sia dato dalla fuoriuscita di sangue dall'ano.
Questa condizione segnala che la mucosa dell'intestino, estroflettendosi e dando origine al diverticolo, ha eroso un vaso sanguigno, il quale, rompendosi, provoca la fuoriuscita del suo contenuto (il sangue).
Con i dolori
Altre volte, chi ha i diverticoli avverte una serie di sintomi ben precisi: questi cominciano a emergere quando le feci, ristagnando all'interno dei "sacchettini", danno origine alla proliferazione di un certo numero di batteri.
Si crea, insomma, un'infezione, che può generare dolori molto forti, simili a quelli di una colica. Inoltre, compare spesso la febbre insieme a vomito e diarrea.
In questo caso, non si parla più quindi di diverticolosi, bensì di diverticolite*, dove il suffisso "ite" sta a indicare che i diverticoli si sono infiammati. Se la diverticolite interessa il sigma, come succede nella maggior parte dei casi, il dolore è localizzato soprattutto a livello della fossa iliaca sinistra, cioè nella parte sinistra dell'addome. Inoltre, palpando il sigma, il medico noterà che è particolarmente duro e che le sue pareti hanno aumentato il loro spessore.
Accertarsi
Si è visto che una persona può avere i diverticoli senza saperlo.
Ci si può accorgere della loro presenza solo se sanguinano o se si infiammano.
Per accertarsi della presenza dei diverticoli, tuttavia, il medico può avvalersi di un esame specifico: il clisma opaco.

Esami
Il clisma opaco
- In che cosa consiste: il clisma opaco è una radiografia eseguita dopo la somministrazione nel colon* di mezzi di contrasto, cioè sostanze che risultano opache ai raggi X.
- Che cosa si vede: le sostanze radiopache, creando un contrasto artificiale, permettono di individuare e localizzare la presenza dei diverticoli.
- Quanto duro: il clisma opaco dura 10-15 minuti (circa mezz'ora se si considera anche la fase di preparazione).
- Dove si esegue: nei reparti di gastroenterologia degli ospedali o presso alcuni centri diagnostici attrezzati.

Per i globuli bianchi
Per verificare che il numero dei globuli bianchi non si sia alzato troppo in seguito all'infezione, si ricorre a un semplice prelievo di sangue.
In condizioni di normalità, il numero di globuli bianchi (o leucociti) varia da 6 a 8 mila per millimetro cubico; tuttavia, in presenza di una diverticolite, la quantità di queste cellule può anche raddoppiare e, in alcuni casi, addirittura triplicarsi.
Questo accade perchè i leucociti sono elementi del sistema di difesa dell'organismo che, in caso di infezione, vengono allertati e si moltiplicano per far fronte alla situazione di emergenza.
Terapia
Le cure con i farmaci
Una volta formati, i diverticoli non possono regredire nè sparire con alcun tipo di cura. I farmaci possono solamente eliminare o attenuare i sintomi di un'eventuale infiammazione acuta (diverticolite).
Se il medico ritiene che non sia il caso di effettuare un intervento chirurgico (vedere il riquadro qui sotto), somministra farmaci antibiotici*, per via parenterale, cioè tramite iniezioni endovenose (in vena) oppure intramuscolari (nel gluteo o nella coscia) da effettuare in ospedale, per un periodo che di solito varia dai 5 ai 7 giorni.
Si opera in questi casi
Ecco i casi in cui la cura a base di farmaci antibiotici non è sufficiente ed è quindi necessario intervenire chirurgicamente.
Sanguinamento continuo da diverticolosi
Può succedere che i diverticoli non siano infiammati, ma che la mucosa, estroflettendosi, abbia piegato anche un vaso sanguigno, provocando una fuoriuscita di sangue dall'ano. Se il sanguinamento non si arresta spontaneamente, il medico di solito decide di intervenire chirurgicamente.
Perforazione
Può capitare che l'infiammazione vada a corrodere la parete del diverticolo, causandone la perforazione e provocando quindi una grave infiammazione del peritoneo (cioè della membrana che ricopre le pareti della cavità addominale): in questo caso, l'assunzione di farmaci è inutile, perchè non può ricostruire la parete perforata.
Stenosi
Talvolta la diverticolite dà origine a una stenosi, cioè a un restringimento, delle pareti dell'intestino. La diverticolite, infatti, come tutte le infiammazioni, provoca la morte di alcune cellule, creando un irrigidimento più o meno consistente dei tessuti.
Può quindi succedere che l'intestino, in seguito all'infiammazione, restringa, in uno o più punti, il suo calibro (cioè lo spazio al suo interno), fino ad assumere la forma di un torsolo di mela: di conseguenza, tutte le volte che il malato ha bisogno di evacuare, avverte fitte di dolore molto forti, a causa della difficoltà di transito delle feci.

La giusta dose
L'intensità della cura con gli antibiotici dipende da diversi fattori quali:

* il peso del malato,
* il suo stato di salute generale (come per esempio, la presenza o meno di febbre e se questa è più o meno elevata);
* il dolore (cioè l'intensità delle fitte eventualmente avvertite dal malato);
* la dolorabilità (cioè la presenza di dolore quando il medico preme sulla pancia della persona);
* la quantità dei leucociti*, cioè dei globuli bianchi presenti nel sangue.

Serve il ghiaccio?
Oltre al ciclo di cura con gli antibiotici, in caso di diverticoli, vengono anche somministrati farmaci antinfiammatori e analgesici* allo scopo di eliminare il dolore.
Anche la borsa del ghiaccio può servire per ridurre l'infiammazione.
Durante tutto il periodo della cura (che avviene in ospedale), è importante che il malato non assuma cibi solidi per bocca, ma che sia nutrito attraverso liquidi infusi tramite una flebo.

In sala operatoria
Bastano due ore, in anestesia generale, per eliminare il problema
Asportare soltanto i diverticoli è impossibile: spesso, infatti, il loro numero è molto elevato. Inoltre, se i diverticoli hanno generato un'infiammazione, questa tenderà a estendersi ad altre zone dell'intestino.
Il chirurgo dovrà pertanto eliminare tutta quanta la parte malata. L'intestino è un tubo lungo diversi metri ed è tutto attorcigliato su se stesso: di conseguenza, è possibile toglierne una parte senza arrecare danni all'organismo. L'intervento per la rimozione dei diverticoli dura circa 2 ore ed è eseguito in anestesia generale. Quando il malato torna a casa, può condurre la vita di sempre, con l'unico accorgimento di evitare, per uno o due mesi, cibi ricchi di fibre, che potrebbero irritare l'intestino. Qui di seguito, sono schematizzate le fasi principali dell'operazione.
Il chirurgo asporta la parte di intestino malata: le linee tratteggiate indicano i livelli dei tagli (fig.1). In questo modo, viene asportata tutta la parte di intestino interessata dai diverticoli e dall'infiammazione.
Il disegno mostra la parte asportata. A questo punto, il chirurgo ripulisce il peritoneo (cioè la membrana che ricopre le pareti della cavità addominale), che può essere sporco di pus e di feci.
Anche il lume* aperto delle due parti recise viene pulito con batuffoli di cotone imbevuti di alcol fenolico (una sostanza disinfettante)(fig.2).
Infine, il chirurgo ripristina la canalizzazione: in pratica, ricollega (il termine tecnico è "anastomosi") le due parti di tubo separate.
Successivamente, cucirà, in modo estremamente sigillato, i bordi a mano, servendosi di un ago oppure di una suturatrice meccanica.

CONTRO LA LAPAROSCOPIA
Per ridurre o, in certi casi, evitare completamente l'incisione dell'addome, talvolta l'intervento chirurgico è eseguito con la tecnica laparoscopica.
In pratica, vengono effettuati quattro o cinque fori (il loro diametro varia da mezzo a un centimetro): in uno di questi viene poi inserita una telecamera piccolissima, collegata a un monitor. Il medico fa penetrare i ferri attraverso gli altri fori e li muove guardando il monitor. L'intervento avviene poi con le stesse modalità di quello tradizionale.

Un caso particolare
Talvolta, l'infiammazione del peritoneo e delle pareti intestinali è tale da sconsigliare o da non permettere la sutura delle due parti dell'intestino: i punti potrebbero infatti cedere dopo poco tempo.
In questo caso, il chirurgo preferisce effettuare una colostomia.
In pratica, non unisce la due parti tagliate dall'intestino, ma collega quella superiore alla superficie dell'addome, creando una sorta di apertura verso l'esterno da cui possono fuoriuscire le feci. La parte inferiore del tubo resta invece inutilizzata. Dopo un intervento di questo tipo, il malato dovrà adattarsi a espellere le feci in modo totalmente diverso e ciò rappresenta un problema sia fisico sia psicologico non indifferente.
Si tratta, però, solo di una soluzione temporanea: a distanza di 3-4 mesi, quando i tessuti dell'intestino saranno completamente guariti, il malato potrà infatti sottoporsi a un intervento di cucitura dell due parti di intestino e potrà riprendere la vita di sempre.
Diverticoli: quando toglierli
Diverticoli: quando toglierli
Consigli
RISOLVERE LA STITICHEZZA
Fra le varie cause che concorrono alla formazione dei diverticoli, c'è innanzitutto la dieta corretta: tutti gli alimenti poveri di fibre scorrono infatti più lentamente lungo il tubo digerente e possono affaticare le pareti intestinali.
Un altro importante fattore che influisce sulla formazione dei diverticoli è la scarsa assunzione di liquidi, che invece hanno un ruolo fondamentale nel rendere le feci più morbide e quindi nell'abbreviare i tempi del loro transito all'interno dell'intestino. Va da sè, quindi, che chi soffre di stitichezza ha maggiori probabilità di soffrire, in futuro, di diverticolosi.

Sotto controllo
Una persona che normalmente soffre di diverticoli può evitare che questi si infiammino agendo innanzitutto su due fronti.
1. La dieta: è bene infatti adottare lo stesso tipo di regime alimentare consigliato per evitare la formazione dei diverticoli. Ciò significa seguire una dieta molto ricca di fibre, associata all'assunzione di molti liquidi, anche al di fuori dei pasti (vedere il riquadro corrispondente), per evitare il ristagno di feci nell'intestino.
Molto indicati sono quindi la crusca, il pane integrale, la frutta e la verdura.
2. Gli antibiotici: è opportuno seguire scrupolosamente la cura antibiotica prescritta dal medico, che, ostacolando la formazione di batteri, impedirà la comparsa dell'infezione. Gli antibiotici prescritti non vengono assorbiti dall'intestino, bensì agiscono per contatto": sprigionano cioè i loro principi attivi esclusivamente in prossimità della zona infiammata, evitando quindi di interferire con altri apparati dell'organismo.